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puntodivistaUn Punto di Vista Ristretto

Oggi, che è domenica, sono arrivato al Torreverde molto presto, così ho potuto scegliere il posto migliore per passare quella che si preannuncia come una giornata da bollino rosso. Mi sono sistemato tra il “Giardino degli Ulivi” e il “Boschetto dei Rusticani”, sul bordo piscina dal lato della siepe che mi garantirà un’ombra naturale quando il sole gira nelle ore più calde.


Tutto perfetto, mi accomodo sul lettino, sistemo le mie cose e mi godo lo spettacolo. Per poco, però, perchè il lettino che ho scelto è afflitto dalla malattia chiamata “ptosi del tettuccio” quella che negli umani causa la caduta delle palpebre superiori e nel mio caso provoca un lento e inesorabile calarsi del tettuccio fino a tagliare dalla visuale tutto quello che accade al di sopra dei 50 centimetri dal terreno.


E’ proprio vero che ci si accorge dell’importanza di certe cose solo al momento della loro mancanza, ma è altrettanto vero che siamo oltremodo capaci di adattarci all’handicap fino a farne, a volte, il punto di partenza per l’esplorazione di altre capacità fino a quel momento assopite. Così mi sono messo a immaginare, non potendo vederlo, tutto quello che poteva esserci al di sopra del mio punto di vista ristretto.


Passano due piccoli piedini femminili ma con dei polpacci ben formati e mi fanno pensare ad una ragazza che di solito calza scarpe con tacchi a spillo da 10 centimetri e la immagino vestita da sera in un tubino scuro e i capelli biondi che le cadono sulle spalle.
Piedi grossi, numero 48 o forse di più, su delle gambe con la pelle colorata di nero scuro, con dei riflessi blu, appartengono sicuramente ad un giocatore di pallacanestro, magari al pivot della Fortitudo che si dice abbia scelto questa piscina come ritrovo estivo della squadra.


Con la coda di un serpente disegnata sul lato esterno di un polpaccio mi lascio andare nella ricostruzione di un tatuaggio, risalendolo fino alla testa di un drago che sputa lingue di fuoco rosse sulla coscia di un ragazzone condannato per tutta la vita a depilarsi le gambe come fosse un ciclista.


Unghie smaltate con cura decorano dei piedi maturi ma attaccati a delle gambe da bambina con un retro-ginocchio ampio solcato da dolci curve e tenere fossette. L’accostamento mi incuriosisce e non mi trattengo dall’interrompere il gioco, alzo il tettuccio e vedo le due gambette allontanarsi verso l’uscita portando con loro il resto del corpo avvolto in un paio di shorts levis e un maglietta con un grande logo del Torreverde sulla schiena. La seguo con lo sguardo mentre raccoglie bicchieri e risistema gli arredi, leggera e veloce come se fosse una giornata di primavera e non una domenica di luglio con 40 gradi all’ombra.


Mi compiaccio di aver recuperato la vista nella sua pienezza, difficilmente avrei potuto immaginare qualcosa di più gradevole e allegro.

 

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